La classificazione delle disgrafie

Il disturbo della disgrafia, che consiste nella difficoltà a tracciare i grafemi rilevata dopo i primi due anni di elementari, e quindi non legata all’obiettiva complessità di apprendimento del sistema scrittorio, ma a una disfunzione nel gesto spontaneo della scrittura che si configura una volta che questo sia stato interiorizzato, sempre più spesso viene segnalato e rilevato dagli insegnanti delle scuole elementari; lungi dall’essere un problema che debba spaventare o far nascere dubbi sulle capacità intellettive del bambino, questa difficoltà deve semplicemente e serenamente essere affrontata con un’appropriata terapia grafomotoria.

Per organizzare quest’ultima nel modo migliore, è necessario tuttavia avere ben chiaro il quadro delle diverse disgrafie, come classsificate da studi neuropsichiatrici negli ultimi quarant’anni. Ecco dunque le primarie categorie di disgrafia:

– TESA: il tracciato è angoloso, le righe e le parole sono poste a distanza molto ridotta: l’impressione generale è di irrigidimento. Le lettere sono compresse nella zona mediana, più alte che larghe, e le asole sono molto strette. Il tratto è solitamente largo, la pressione molto forte; la direzione è irregolare e poco controllata.

– MOLLE: la scrittura è piccola e fluttuante, con lettere e intere parole che si posizionano sopra il rigo e altre lettere addossate e cascanti, tracciate con poca precisione e spesso atrofizzate. C’è scarso sviluppo della verticalità; dimensione e direzione dei grafemi sono irregolari.

– IMPULSIVA: la scrittura è caratterizzata da tracciati deviati, cattiva distribuzione nello spazio a disposizione, dimensioni irregolari. Spesso sono presenti correzioni; i tagli delle t, degli accenti, e quelli finali sono prolungati, le curve e gli angoli sono molto acuti. La scrittura alterna fra tensione e rilassamento.

– MALDESTRA: la più generica e diffusa, presenta scrittura con forme grossolane, margini e spaziature ridotte e irregolari, così come le dimensioni; in generale le zone sono poco proporzionate, e l’intera scrittura presenta un aspetto infantile.

– LENTA PRECISA: in questa disgrafia, causata da uno smodato impulso alla precisione, si abbinano lentezza e tremore nello scritto – legati alla volontà di riprodurre esattamente la forma calligrafica corretta e alla conseguente tensione eccessiva dei muscoli della mano.

– RELAZIONALE: in questo caso la leggibilità è inadeguata. Il problema risultante è soprattutto quindi di tipo comunicativo, in quanto la fruibilità del messaggio scritto viene ridotta o addirittura del tutto compromessa.

– NON ESPRESSIVA: è la disgrafia caratterizzata da eccessiva aderenza al modello grafico, fino ad arrivare allo stampatello: è caratterizzata da elevatissima rigidità.