I maestri della pasta

Pasta vuol dire Italia

Poche cose identificano l’Italia più della pasta. Alimento simbolo della dieta mediterranea, piatto principale a tutte le latitudini del Bel Paese, con centinaia di preparazioni e condimenti diversi, tramandati nel corso dei secoli e rivisitati ogni giorno sulla tavola di ogni famiglia, la pasta italiana ha attraversato i confini nazionali, diventano il brand più amato e conosciuto ai quattro angoli del mondo.

Il segreto del successo mondiale della pasta italiana in realtà non è un segreto, ma è scritto nero su bianco nella “Legge di purezza (legge 580/67) che garantisce i consumatori, e vincola i produttori, stabilendo i parametri di qualità e le caratteristiche del prodotto e della sua materia prima. La pasta secca italiana, infatti, è l’unica al mondo che secondo la normativa deve essere fatta solo di grano duro: i suoi chicchi hanno struttura vitrea e non farinosa e dalla loro macinazione si ottiene la semola dal caratteristico colore giallo ambrato; mischiata con acqua dà vita a un impasto tenace, perfetto per sostenere l’architettura della pasta”.

Dal pastificio alla tavola

Un prodotto che molti italiani continuano a fare direttamente a casa propria, con la pasta fresca tornata protagonista sulla tavola in questi difficili mesi di pandemia che hanno fatto riscoprire a tanti il gusto di “infarinarsi” in cucina. Ma che può essere acquistato da centinaia di produttori, grandi e conosciuti nel mondo, ma anche medi, piccoli e piccolissimi.

Produrre un’ottima pasta infatti, complice la continua innovazione nel campo dei macchinari industriali, è ora molto più alla portata anche di realtà locali, che sono in grado di garantire strandard di qualità altissimi. E, anzi, sono proprio i prodotti di nicchia a invadere un mercato ricchissimo e in continua espansione. Basti pensare che corta o lunga, liscia o rigata, “sono più di trecento le tipologia di pasta presenti in Italia, una varietà che testimonia l’enorme ricchezza del nostro patrimonio pastario, in grado di coniugare tradizione e creatività”.

Tradizione e innovazione

Un mondo fatto di tradizione ma anche di continua ricerca e innovazione. Soprattutto dal punto di vista dei macchinari industriali. In Italia sono molti i player del settore, che sono in grado di accompagnare il produttore in tutte le fasi, dalla preparazione, al packaging, particolarmente importanti nel settore del fresco.

Uno dei principali è Al.Ma un’azienda italiana nata come officina meccanica alla fine degli anni ’70 e che ora esporta macchinari per la pasta (e non solo) in 43 paesi del mondo, perfetto esempio di alcune delle parole chiave della produzione della pasta, e in generale della produzione industriale del Bel Paese: perseveranza, famiglia, tradizione, innovazione e precisione sartoriale nel processo, radici ben piantate nel territorio e occhi rivolti al mondo.

Dentro l’azienda

Le aziende come Al.Ma sono la base di partenza di un settore che è un vero pilastro dell’economia, della cultura e del bel vivere che il mondo ci invidia. Possono infatti offrire ai grandi gruppi, ma anche ai piccoli pastifici, una linea di prodotti che spaziano dalle linee per la pasta fresca, con macchinari come “sfogliatrici, raviolatrici, gnoccatrici, presse, taglierine” fino a linee di produzione che comprendono “essiccatoi, pastorizzatori, cottori e raffreddatori”.

Macchinari che le aziende migliori progettano con cura sartoriale, partendo da un progetto curato ad hoc per le esigenze produttive del cliente, e arrivando alla sua completa realizzazione e messa in opera (con assistenza continua). Ma non finisce qui. Le aziende sono in grado di offrire anche macchine termoformatrici “per il confezionamento di pasta fresca e ripiena in atmosfera modificata e sottovuoto”, curando anche la sempre più importante parte del “packaging e dell’etichettatura”.

Un popolo di pastai

Avvicinarsi al mondo della produzione di pasta, o far crescere il proprio mercato di riferimento andando alla conquista del mondo, non è mai stato così facile. E le opportunità sono davvero tante. Come sottolinea infatti l’Unione Italiana Food, “la più grande associazione in Europa che raggruppa aziende produttrici di beni alimentari”, il mercato della pasta italiana nel mondo è in costante crescita da 25 anni, ed è composto da oltre duecento paesi che sono destinatari del nostro prodotto. Nel mondo un piatto su quattro di pasta consumata è italiano, in Europa, dove i piatto all’anno sono quasi un miliardo, i numeri sono ancora maggiori.

Basti pensare che in Germania, paese storicamente legato al food made in Italy, un piatto su due proviene da pastifici italiani e i numeri sono triplicati negli ultimi 25 anni, la Francia, paese storicamente geoloso delle sue ricette, il consumo di pasta è raddoppiato negli ultimi 40 anni e quasi la metà dei piatti arriva direttamente dall’Italia. In Gran Bretagna poi, nonostante le diverse abitudini alimentari anglosassoni, dagli anni ’90 l’export della pasta italiana si è moltiplicato per quattro e ogni famiglia inglese mangia pasta italiana almeno una volta a settimana. E anche Spagna, Belgio e Paesi dell’Est hanno sempre più una voglia matta di pasta.

Tutti all’opera

La grande tradizione pastaia italiana si fonde insomma con la altrettanto grande tradizione dell’industria manifatturiera, che rende oggi ancora più semplice ampliare e migliorare i processi della propria produzione artigianale, andando alla conquista del mondo. Un’alleanza in nome del buon cibo italiano, che potrà aiutare il nostro paese ad andare lontano.